Terapia con gli adolescenti

Studio Psicologo Roma Talenti | Desiree Caragnano |adolescente_psicoterapia

La psicoterapia in adolescenza rappresenta un particolare intervento psicologico, dove il paziente mostra livelli motivazionali fluttuanti e dove il particolare momento evolutivo gioca un ruolo spesso rilevante. Il terapeuta, figura spesso ricoperta da timori arcani, si propone come fornitore di aiuto che non sempre vuole essere accettato o considerato come tale dall’adolescente, che spesso mette in atto un atteggiamento di natura oppositiva, con aspetti comportamentali più o meno espliciti. Anche nei casi in cui la sofferenza sfocia in uno o più sintomi, l’adolescente mette in atto quello che gli viene naturale fare nella relazione con l’adulto: opporsi, negarsi, fingere. È chiaro che tutto ciò è, per me terapeuta, fonte preziosa di informazione sul funzionamento del ragazzo che ho di fronte, ma nella pratica clinica questi agìti si dimostrano spesso non chiari da rilevare e terreno fertile per collusioni e incomprensioni.la terapia in adolescenza deve appoggiare su equilibri delicati. Il paziente adolescente ci porta a essere terapeuti meno dogmatici e più elastici. Tutto ciò che è comportamentale deve essere proposto senza dare l’impressione di essere un compito con valenza scolastica (soprattutto per adolescenti con problematiche di questo tipo), tutto ciò che è cognitivo deve essere calibrato con lo sviluppo soggettivo raggiunto dal paziente. Tutto ciò che è relazione è materiale ancora più preziosoI terapeuti che attuano la scelta di lavorare con pazienti che rientrano in questa fase evolutiva, si trovano a gestire situazioni che sono profondamente diverse dal lavoro con l’adulto. Sono rari i casi in cui è l’adolescente stesso a proporsi al terapeuta e sono invece frequenti, quasi in modo esclusivo, le richieste di presa in carico da tutti quegli istituti che gravitano attorno al paziente e che spesso egli stesso vive come intrusivi: famiglia e scuola. Le richieste poste da questi soggetti sono di porre rimedio a situazioni di sofferenza che non sempre sono condivise dal paziente e, se lo sono, proprio per questo motivo vengono negate e rifiutate. È chiara l’influenza che tutto questo ha sulla motivazione alla terapia. Un adolescente inviato a uno psicologo, per problemi che non ritiene di avere, da familiari a cui tenta di opporsi o da insegnati da cui non si sente capito, avrà un atteggiamento fortemente oppositivo e svalutante. È proprio nelle prime battute della terapia che si gioca la possibilità di compliance o l’eventuale drop-out; il paziente, con un’attenzione selettiva per le mosse del terapeuta, cercherà di carpire tutti gli indizi che lo possano portare a confermare la sua idea di nemico. Il terapeuta avrà solo poche possibilità per ingaggiare l’adolescente che tenderà a sfuggire. Solo attraverso una posizione distanziata e indipendente nei confronti dell’inviante e un atteggiamento di sincero coinvolgimento nel punto di vista dell’adolescente, si può iniziare a costruire una reale relazione terapeutica.